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F.Gesualdi : Società civile,cittadinanza critica e partecipazione

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F.Gesualdi : Società civile,cittadinanza critica e partecipazione

Messaggio  Admin il Ven Gen 29, 2010 5:14 pm

Venerdì 15 gennaio ore 21,00 al circolo Vie Nuove:
Francuccio Gesualdi (Centro Nuovo Modello di sviluppo- fondatore della rete
Lilliput) - Renato Libanora ( antropologo dell'Università di Firenze esperto di
progetti di accesso al credito e sviluppo locale nei Paesi del sud del mondo) e
Neri Pollastri (filosofo con compiti di facilitatore della serata.).

sintesi di Enrico Santambrogio

Ha aperto la serata Francuccio Gesualdi:


    Parliamo di partecipazione, come spenderci al meglio per risolvere i
    problemi che il nostro tempo ci pone.

Primo punto: capire la situazione. Scenario non
troppo rassicurante, stanno venendo al pettine tutti i nodi che abbiamo
costruito negli ultimi 100 anni.


1) Nodo economico:
La crisi di non è solo finanziaria ma è crisi dello sviluppo globalizzato,
della globalizzazione stessa che ha creato diversi ordini di problemi: ha
accentuato disparità fra classi sociali a livello delle singole nazioni e a
livello mondiale, ha prodotto una più iniqua distribuzione della ricchezza, ha
generato i due fenomeni che hanno provocato la crisi: espansione della finanza e
aumento del debito.
Dalla crisi si esce difendendo salari e con una sana politica fiscale
per riequilibrare i redditi.


  • Da 20 anni i salari perdono potere d'acquisto a vantaggio dei profitti. Nei
    Paesi Ocse diminuzione del 10% in rapporto al Pil fra il 1976 e il 2005 (dal
    63 al 53% del PIL)

  • rafforzamento dell'attività speculativa per
    l'investimento dei capitali. Le imprese, invece che reinvestire nel settore
    produttivo hanno diretto i capitali verso la finanza.
    800,000 miliardi di $ il valore della finanzia
    mondiale- 60,000 miliardi di $ il valore della produzione mondiale.

  • indebitamento delle famiglie, delle piccole
    imprese e dello stato per fare acquisti: aumento del debito privato e
    pubblico;
    9,000 miliardi di € per salvare le banche, il
    15% di quanto si produce;

  • distribuzione della ricchezza in modo sempre
    meno equo.

2) Nodo ambientale: crisi delle risorse, (petrolio, acqua, terre) e
guerre di accaparramento;

crisi dei meccanismi
naturali per eccesso rifiuti, CO2 prima di tutto (cambiamenti clima, ghiacciai
che si sciolgono, innalzamento dei mari, inondazioni, siccità.



  • Le risorse della Terra
    sono in netto calo;es:

  • il
    petrolio
    stesso è in calo e si
    prevede un nuovo aumento del prezzo.

  • l'acqua
    è la principale risorsa in
    esaurimento. Non solo quella per la soddisfazione dei bisogni primari, ma
    anche per la produzione industriale e quella agricola;

  • le
    terre
    sono di nuovo oggetto di
    conquista perchè l'emergenza alimentazione sta preoccupando molti paesi. Le
    terre coltivabili sono in esaurimento in alcuni paesi in asiatici in cui la
    popolazione è in attiva crescita: si stanno dirigendo in Africa per acquisire
    terre coltivabili, (es. l'affitto alla Daewoo Logistics (multinazionale
    della Corea del Sud) di 1.300.000 ettari coltivabili per 99 anni per la semina
    di specie alimentari e di specie utili alla produzione di agrocombustibili da
    parte della Repubblica del Madagascar . In cambio, la Daewoo Logistics si
    impegnerebbe
    a investire 6.700 milioni di dollari per 20 anni allo scopo di
    costruire un porto per le esportazioni verso la Corea - indispensabile alla
    fattibilità dell'affare - e a procurare "alcuni benefici per la popolazione
    locale" come posti di lavoro e una scuola).


  • I cambiamenti climatici:
    si prevedono migrazioni epocali in conseguenza dei cambiamenti climatici. Le
    popolazioni delle coste all'innalzamento del livello del mare si sposteranno
    verso l'interno.

    3) Nodo sociale: cambiamentio dell' economia del lavoro dovuto
    a tre elementi di fondo:



  1. riscrittura della geografia nella distribuzione internazionale del lavoro
    che sta provocando aumento dello sfruttamento del lavoro a livello
    mondiale con aumento della disoccupazione al Nord e dello sfruttamento al Sud.
    Nei paesi cosidetti emergenti, come India,
    Cina ecc.. il lavoro, anche quello intellettuale è retribuito pochissimo.
    Anche laureati, specialisti es.ingegneri informatici in India, si accontentano
    di bassi salari. Si formano perciò sacche enormi di sfruttamento del lavoro,
    di qualsiasi tipo di lavoro, anche di quello molto qualificato.


  2. la globalizzazione non ha risolto i problemi
    d' impoverimento degli esclusi totali al Sud (persistono tre miliardi poveri
    assoluti), mantiene in povertà relativa miliardi di esseri umani già inseriti
    nella catena produttiva ma pagati pochissimo e aumenta la povertà anche al
    Nord (in Italia sono il 12% della popolazione: 8 milioni di persone, secondo
    l'Istat, di cui 2,5 sono poveri assoluti, cioè che vivono con meno di 2
    $/giorno). In generale sta aumentando la povertà in tutto il mondo e si
    assiste alla concentrazione delle ricchezze in mano di pochi. Al mondo ci sono
    2,7 miliardi di persone lavorano, ma in condizioni di schiavitù; più di 1
    miliardo di persone sono affamate. Le migrazioni non potranno che
    aumentare.

  3. peggioramento servizi pubblici per triplice azione: ideologica, riduzione
    gettito fiscale, aumento debito pubblico. Una considerazione particolare su
    azione ideologica. Liberismo come avversione pregiudiziale verso tutto ciò che
    è collettivo. Avversione verso fiscalità, avversione verso produzione servizi
    da parte dello stato, avversione verso ruolo distributivo dello Stato:lo Stato
    deve fare il meno possibile e quel poco al servizio delle imprese e delle
    banche. Effetti: diminuzione prelievo fiscale e riduzione progressività delle
    imposte, diminuzione servizi, maggiori privatizzazioni e ciò che rimane
    pubblico gestito in maniera aziendalistica (casi acqua e ferrovie), maggiore
    indebitamento pubblico.




influenza
ideologica:




  • avversione alle tasse, lo Stato viene
    rappresentato come un rapinatore;


  • avversione
    alla produzione di servizi da parte dello Stato


  • avversione
    al ruolo distributivo dello Stato: no agli interventi pubblici all'ambiente e
    ai cittadini in stato di bisogno;


  • propensione
    all'abbassamento delle tasse attraverso l'abbassamento delle aliquote o
    l'eliminazione delle aliquote più alte e diminuzione dei servizi


    privatizzazione di
    beni e servizi pubblici
    che saranno
    gestiti con un criterio economico di un'azienda privata, cioè con l'idea del
    "Profitto"innanzi tutto:


  • cessione
    dei servizi da "pubblici" ad "aziende private" es: gestione economica
    privatistica anche di risorse come l'acqua, dei trasporti ecc..


  • aumento
    dell'indebitamento pubblico





Noi cosa possiamo fare
in questo contesto?
:





  1. Studiare,
    informarci
    correttamente e
    passare l'informazione agli altri;

  2. Assumere
    stili di vita responsabili e coerenti con il cambiamento che
    auspichiamo:
    consumo critico,
    commercio equo e solidale, ecc..

  3. Costruire
    esperienze di economia alternative
    : gruppi, reti, finanza etica, distretti di
    economia solidale ec..

  4. Portare
    queste esperienze anche in ambito pubblico
    ;

  5. Resistere, organizzarsi e lottare
    per l'acqua pubblica, per
    trasporti pubblici ed equi, contro la TAV, gli inceneritori, riduzione e
    smaltimento corretto dei rifiuti ecc...

  6. Forzare: proporre cambiamenti parziali ma che vanno
    nella direzione della soluzione dei problemi, economici e sociali.

  7. Progettare forme alternative di economia, di società, di scambi, di
    convivenza ecc..

  8. Intrecciare reti tra tutte le realtà alternative esistenti,
    diffondere le buone pratiche, metterle in comune ecc..

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