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Che cosa vogliono essere i gas?

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Che cosa vogliono essere i gas?

Messaggio  Admin il Dom Nov 29, 2009 12:20 am

Un articolo
di Valori che
ho trovato molto interessante e che naturalmente consiglio di
leggere...

*******
A 15 anni
dalla nascita del primo gruppo, è il momento di porsi delle domande. Che cosa
vogliono essere i Gas? Che ruolo possono rivestire nel panorama politico ed
economico italiano? Valori apre il
dibattito.
di Paola Baiocchi


UN MOVIMENTO CON
MOLTE ANIME alla ricerca di un’identità,
il più possibile condivisa. Questa
potrebbe essere
la sintesi del giro di opinioni che Valori ha
sollecitato
all’interno del mondo dei Gruppi di acquisto
solidale. Un giro
che, naturalmente,
non ha la pretesa di essere esaustivo,
ma, anzi, vuole
essere un punto di partenza per un dibattito
più ampio, portato avanti sulle
pagine di tre giornali dagli intenti simili
come Valori, Altraeconomia e
Carta. A 15 anni dalla nascita del
primo Gas, nel 1994 a Fidenza, ci è
sembrato il momento opportuno
per porci delle domande.
A giugno, in
coincidenza con l’Assemblea nazionale dei Gas, che si
è tenuta a Petralia
Sottana, in Sicilia, Valori ha lanciato una serie di
provocazioni, veicolate
dal settimanale Carta, che sono state raccolte
da Francesco Gesualdi, del
Centro nuovo modello di sviluppo di
Vecchiano (Pi) e ripubblicate sullo
stesso settimanale. In particolare
una delle nostre affermazioni è al centro
della risposta di Gesualdi:
“per modificare a fondo l’economia in senso
egualitario bisogna parlare
di modelli di società, non basta parlare di stili
di vita”

Dagli stili di vita ai
modelli di società
«Dobbiamo fare un salto di qualità e passare a un
lavoro di progettazione
dell’alternativa, senza la quale non saremo mai
credibili», ha
detto Gesualdi. «Senza rinnegare quello che abbiamo fatto e
stiamo
facendo nel campo del consumo critico e in tutte le altre mille
attività
che portiamo avanti, dobbiamo essere capaci di indicare
una
strada di trasformazione di massa. E dobbiamo essere pronti anche
ad
entrare nelle istituzioni». Su questo punto il Sud ha bruciato i
tempi: per
il rinnovo del Consiglio comunale di Caltanissetta, a giugno,
si è presentata
la lista Intesa Civica Solidale (Ics), formata da
rappresentanti di un Gas e
da Grillini (vedi ). La lista ha fatto
un botto: 6.000 voti e due
consiglieri. «E uno di questi per poco non
è diventato presidente del
Consiglio comunale» dice Fabio Lega,
che ha partecipato alla nascita della
lista civica, 25 anni di scoutismo
alle spalle, esperienza che ora impiega
nel costruire la rete Gas
regionale. «Non è facile coinvolgere le persone qui
da noi – spiega
Fabio Lega – eppure il Gas ha raccolto circa 150 famiglie. E
noi spieghiamo
chiaramente che non si viene qui a trovare il supermercato».

E, tanto per non fare giri di parole, il tema della prossima
Assemblea
dei Gas del 2010 sarà “Interagire con il tessuto
sociale”.

Generare processi partecipativi

È questa
allora la via? «Non è l’unica soluzione», dice Mauro Serventi,
fondatore del
primo Gas in Italia, a Fidenza. «Però siamo arrivati a
un punto in cui
abbiamo bisogno di risposte dalla politica e c’è un
problema nel confronto
con le istituzioni: la base è andata avanti ed
è pronta, loro no. Noi
dobbiamo essere in grado di generare dei processi
partecipativi, che partono
dal basso e fanno richieste giuste, all’interno
di un procedimento
aggregativo che non sia solo strumentale».
Ma non c’è il rischio che si
generi un’area indistinta senza un
pensiero forte, una di quelle
“moltitudini” di cui parla la destra filosofale?
«Ho trovato delle affinità
in certe tematiche affrontate anche
dalla destra, come nel discorso delle
monete locali, ma sono antitetici
gli strumenti: il localismo la destra lo
vede
in contrapposizione con l’altro; per noi il locale
si mette in rete
in un’economia di relazione.
Per noi il benessere c’è solo se è diffuso:

la destra cura i propri interessi e poi lancia
iniziative
filantropiche».

Aggregatori in rete

Insomma fino a
qui sembra condiviso il bisogno di guardare oltre,
di non fermarsi “solo
all’attenzione al proprio ombelico”, ma che si
debba “fare massa” anche per
raggiungere dei risultati nei progetti
avviati dalla Rete dei Gas, come
quelli dell’energia, del tessile e della
telefonia. «Al momento posso
confermare che i Gas si stanno aggregando
in rete – dice Davide Biolghini
referente del Tavolo per la
Rete dell’economia solidale (Res) –. Un fatto
positivo per la logistica
e per i produttori, che può essere ulteriormente
incrementato attraversa
lo sviluppo dei software, che sono già in uso nella
Res. Ma positivo
anche perché aggregandosi si ha più peso politico e i Gas
sono
un laboratorio di pensiero politico». In molti casi si tratta di
pensiero
politico nel senso più vasto del termine, cioè di un luogo
dove
combinare teoria e prassi: «All’interno dei Gruppi di acquisto
solidali
– dice Giuseppe Vergani del Gas Brianza – ci sono due anime,
una
più centrata sul consumo critico e una più sul cambiamento.
Credo che sia ora
di avviare la riflessione sulle forme di rappresentanza,
anche cercando di
uscire dalle forme già note».
Il dibattito è aperto, durante l’estate ci sono
state molte occasioni
per affrontarlo. Una delle quali nel corso
dell’incontro annuale
dei Bilanci di giustizia ad Oropa (Biella), quando il
28 agosto i tre direttori
dei giornali (Andrea Di Stefano di Valori, Pietro
Raitano di Altraeconomia,
e Pierluigi Sullo di Carta) ne hanno parlato con
Gesualdi
e con il pubblico.

Dall’assemblea
nazionale

Anche l’assemblea a Petralia Sottana è stata un’occasione
di confronto
e di dibattito. Tra le necessità più urgenti emerse, quella di
un
maggiore scambio di informazioni tra Gas e di una maggiore capacità
di
fare rete con le altre realtà della zona (associazioni, gruppi,
coop). E da
Tonino Perna, professore di Sociologia economica all’Università
di Messina, è
arrivato un avvertimento: «I Gas sono una
realtà interessante, ma sprecata se
non guardano oltre, se non si propongono
come alternativa all’attuale modello
economico».


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Re: Che cosa vogliono essere i gas?

Messaggio  Vladi il Lun Nov 30, 2009 12:53 pm

Tanti spunti...però credo si sbaglia quando si serca di dividere due lati del GAS: consuno critico e cambiamento. Sono la stessa cosa! Già facendo il consumo critico uno aplica il cambiamento.
Ho in testa una bellissima idea per la maglieta GAS!

Vladi

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